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    Home»AI»L’errore che fanno tutti con l’AI: pensare alla soluzione prima di capire il problema
    AI

    L’errore che fanno tutti con l’AI: pensare alla soluzione prima di capire il problema

    Alex PagnoniBy Alex Pagnoni24 Luglio 2025Nessun commento4 Mins Read
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    Indice

    • Perché partono tutti dalla soluzione?
    • Il vero punto di partenza: il problema, non il modello
    • I segnali che stai partendo dalla parte sbagliata
    • I problemi vanno mappati, non ipotizzati
    • La vera adozione AI parte da una diagnosi
    • Il GamePlan Check Up: il modo più intelligente per iniziare

    Da quando l’intelligenza artificiale è diventata mainstream, c’è un pattern che vedo ripetersi ovunque: aziende di ogni tipo – dalle startup alle grandi corporate – iniziano un progetto AI a partire dalla soluzione, non dal problema.

    • “Vogliamo integrare un LLM nel nostro prodotto.”
    • “Stiamo costruendo un copilota per il nostro CRM.”
    • “Stiamo sviluppando un chatbot AI per supporto clienti.”

    Ottimo, ma… perché?

    Che problema risolve? Per chi? In quale processo? Con quale impatto?

    Ecco l’errore: si parte con l’AI come se fosse un fine, non un mezzo.

    Il risultato? Progetti che sembrano brillanti sulla carta ma che, nella realtà, non portano valore o si perdono per strada.

    Perché partono tutti dalla soluzione?

    Semplice: perché la tecnologia è affascinante.

    L’idea di usare l’ultima novità, il modello più potente o l’interfaccia conversazionale più naturale, crea entusiasmo.

    In più, c’è pressione dall’esterno:

    • clienti che si aspettano qualcosa di “AI powered”
    • board che vuole vedere innovazione
    • competitor che fanno annunci a effetto

    Ma l’AI non è una bacchetta magica.

    È un acceleratore. Se non sai dove vuoi andare, ti porterà solo più velocemente nella direzione sbagliata.

    Il vero punto di partenza: il problema, non il modello

    Prima di scegliere un modello, una libreria o una piattaforma, servono risposte semplici ma fondamentali:

    • Qual è il problema che stiamo cercando di risolvere?
    • Chi ne è affetto, e in quale processo avviene?
    • Quanto è critico il problema, in termini di costi, tempo, rischio o frustrazione?
    • Cosa già esiste oggi che tenta di risolverlo (e con quali limiti)?
    • Perché proprio ora vale la pena affrontarlo?

    Se non hai queste risposte, il rischio è quello di costruire una soluzione in cerca di un problema.

    Una delle forme più costose di innovazione fallita.

    I segnali che stai partendo dalla parte sbagliata

    Ecco alcuni sintomi da tenere d’occhio:

    • Il progetto è descritto in termini di tecnologia, non di impatto.
    • Nessun stakeholder interno ha chiesto esplicitamente la soluzione.
    • Il team parla di “sperimentazione” ma non ha criteri di successo.
    • Il budget è definito per la fase di sviluppo, non per quella di mantenimento.
    • Nessuno ha validato il bisogno con utenti reali.

    Se riconosci anche solo due di questi segnali, è il momento di fermarti e fare un passo indietro.

    I problemi vanno mappati, non ipotizzati

    Nel nostro lavoro con aziende tech, capita spesso che i problemi reali non siano dove ci si aspetta.

    Un esempio classico: una software house ci contatta per costruire un assistente AI nel prodotto.

    Dopo il GamePlan Check Up, emerge che:

    • il problema vero era la mancanza di onboarding per i nuovi utenti;
    • l’AI avrebbe solo mascherato la complessità, senza risolverla;
    • una modifica all’UX avrebbe prodotto un ROI maggiore e più rapido.

    Morale: il problema non era tecnico. Era di product strategy.

    E se il tuo team è composto da ottimi ingegneri, la tentazione di scrivere codice è fortissima.

    Ma a volte, la miglior riga di codice è quella che non scrivi.

    La vera adozione AI parte da una diagnosi

    Il primo passo di ogni progetto AI dovrebbe essere un audit strategico.

    Non per rallentare. Ma per capire:

    • dove vale la pena usare l’AI
    • dove invece è una complicazione inutile
    • quali problemi hanno priorità reale
    • quali processi sono maturi per l’automazione
    • quali dati hai (o non hai) per farlo

    Solo dopo ha senso parlare di modelli, costi e partner tecnologici.

    In caso contrario, rischi di costruire una Ferrari da tenere in garage.

    Il GamePlan Check Up: il modo più intelligente per iniziare

    Per questo esiste il GamePlan Check Up:

    una diagnosi completa, pensata per Tech CEO, CTO e Founder che vogliono fare sul serio con l’AI, ma partendo dalla realtà, non dal desiderio.

    Attraverso sessioni strategiche, analisi tecnica e confronto con il team, ottieni:

    • una mappa chiara dei problemi prioritari e risolvibili
    • una valutazione di opportunità AI concrete (non “nice to have”)
    • una roadmap realistica, con stime e alternative
    • un documento guida che puoi usare per allineare board, team e fornitori

    In un mondo dove tutti vogliono soluzioni, noi partiamo dai problemi.

    Scopri il GamePlan Check Up

    Prima di lanciarti nell’AI, assicurati che ne valga la pena.

    ai IA
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    Alex Pagnoni

    Alex Pagnoni è un Tech Leader ed è il fondatore della community CTO Mastermind. Autore di Vincere nel Tech, il libro manifesto del metodo GamePlan per Tech CEO e Tech Leader. Conduce il canale YouTube Tech No Logic e il podcast Pionieri del Tech. Vai alla bio completa.

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